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Berlusconi vuole il bavaglio all’informazione. La sua ossessione: “Annozero”

Proposto dalla destra una norma che impedirebbe a “Ballarò” e “Annozero” di andare in onda durante la campagna elettorale per le amministrative. Mentre le televisioni del Cavaliere sarebbero libere di fare quello che vogliono, pur rispettando la “par condicio”. Sollevazione generale e presidio del “Popolo viola”

ROMA – Siamo alle solite. I gerarchi del berlusconismo cadente vogliono di nuovo mettere il bavaglio all’informazione Rai. Esattamente come successe un anno fa prima delle elezioni amministrative, anche adesso in Commissione vigilanza della Rai la destra liberticida ha proposto un emendamento al regolamento per le trasmissioni di informazione politica in base al quale i cosiddetti “talk show” politici (cioè, perché sono loro i veri bersagli, “Ballarò” e “Annozero”) non potranno andare in onda. Per aggirare il bavaglio, infatti, dovrebbero ospitare tutti i candidati alle elezioni amministrative, cosa impossibile da farsi.

Il fascismo mediatico di Berlusconi

Una norma presa di peso dal regime mussoliniano, l’equivalente delle direttive del Minculpop ai direttori dei giornali del Ventennio. “Una classe politica – afferma Nino Rizzo Nervo, consigliere della Commissione –  che vuole lasciare gli italiani senza informazione e confronto tra le diverse posizioni”. Un bavaglio che distrugge la libertà di informazione prevista dalla nostra Carta costituzionale, come sottolinea Leoluca Orlando dell’Idv: “La norma proposta in Vigilanza dalla maggioranza che cancella i talk show in vista delle amministrative è liberticida ed è un attentato all’articolo 21 della Costituzione. Non è tollerabile che in un Paese democratico si tenti in tutti i modi di censurare le voci libere per paura del giudizio dei cittadini”.

È la “rivoluzione liberale” che i pasdaran del Cavaliere alla Giuliano Ferrara spacciano in televisione in tutte le salse. Una “rivoluzione liberale” che impedisce il confronto dialettico e la circolazione delle idee.

Agcom: “Regole diverse per le tribune politiche e i talk-show”

Una norma liberticida sulla quale la stessa Agcom ha espresso parere contrario. L’Autorità ha infatti approvato il regolamento per le emittenti private in vista delle amministrative del 15 e 16 maggio, con il quale si stabilisce che le “Tribune politiche” e le trasmissioni di approfondimento non possono seguire le stesse regole sulla par condicio. Una soluzione in linea con quanto stabilito dal Tar nel 2010, a parere del quale esiste differenza fra la “comunicazione politica” e la “informazione politica. «I regolamenti – spiega una nota dell’Autorità – sono analoghi a quelli adottati in occasione della tornata elettorale del 2010 nella versione approvata dopo che il Tar del Lazio, con propria ordinanza, aveva ribadito – alla luce della lettura data dalla Corte Costituzionale – la distinzione tra ‘programmi di informazione’ e ‘comunicazione politica radiotelevisiva’ e la conseguente illegittimità dell’applicazione ai primi della disciplina sulla par condicio prevista per la comunicazione politica».

Il presidio del “Popolo viola”

Un presidio il 31 marzo a mezzogiorno davanti alla sede della Commissione di vigilanza della Rai (Via del Seminario a Roma) a difesa dei talk show. «Non è possibile stare con le mani in mano – scrive il viola Gianfranco Mascia sul suo blog -. Ancora una volta si sta tentando di mettere il bavaglio all’informazione libera. E, come tante altre volte è capitato, nel mirino ci sono i talk show della Rai». «In commissione di Vigilanza della Rai – prosegue Mascia – si vorrebbe far passare un regolamento che impone a giornalisti e autori i tempi e i modi della libera discussione in quei programmi. Ottenendo così di creare format ‘precotti e mangiatì, noiosi e prevedibili. Ma soprattutto intervenendo sull’autonomia delle redazioni». «Servono iniziative significative e forti (come quella del 12 marzo a difesa della Costituzione) per difendere la libertà di informazione in Italia. – spiega sul blog l’animatore viola -. Bisogna coinvolgere la parte migliore del nostro Paese: giornalisti e movimenti, personalità dello spettacolo e della cultura, parlamentari e cittadini attivi che hanno a cuore la libera circolazione di pensiero».

Lo scontro in Commissione Vigilanza

Naturalmente il tutto avviene in un Paese dove il 95% delle televisioni private sono di proprietà del Presidente del Consiglio. Berlusconi vuole mettere a tacere Michele Santoro e Giovanni Floris e consentire a Clemente Mimun ed Emilio Fede di avere il monopolio informativo libero di tirare la volata alla destra.

È di ieri la notizia che la Commissione europea ha espresso i propri timori per la condizione in cui versa l’informazione in alcuni Paesi, fra i quali la Polonia, la Bielorussia, l’Ucraina, la Romania, la Bulgaria e l’Italia. Cioè un Paese mai stato comunista ma che, con Berlusconi al potere, sta mettendo a punti gli strumenti di quel regime liberticida.

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