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Gioco d’azzardo. Abroghiamo lo Stato biscazziere, uno scandalo giornaliero

 

Ogni giorno, nel bar dove mi reco per prendere il caffè, attendo almeno tre o quattro minuti alla cassa per pagare la consumazione. Il proprietario è infatti sempre impegnato a registrare una giocata o a vendere i “Gratta e vinci” e controllare i risultati. Ogni giorno vedo impiegati e operai passare alla cassa con un biglietto da 50 e giocare, come minimo, venti o trenta euro di schedine. Molto spesso, al posto del resto, si fanno dare quattro o cinque “Gratta e vinci”. Ho notato che la maggior parte di loro hanno una vera e propria sindrome da tossicodipendenza:  tengono nelle mani le schede, si appoggiano al primo tavolo che trovano e cominciano a grattare con sguardo opacizzato. Ho fatto due conti: molti di quegli individui non spenderanno meno di cinquecento euro al mese per le loro giocate ed hanno stipendi che non superano i 1.200-1.400 euro. Una follia legalizzata.

Sono 30 milioni gli italiani coinvolti giornalmente in uno degli sterminati giochi d’azzardo esistenti. Circa un milione di essi sono giocatori compulsivi, nel senso che hanno contratto una vera e propria dipendenza patologica dal gioco e dovrebbero farsi curare. Le statistiche ci dicono che sono in aumento i pensionati che giocano, mentre oramai non si contano più i siti di poker che ti offrono la carta di credito per poter fare una partitella in tutti i continenti del mondo.

Dietro questo assurdo sistema c’è l’Erario, cioè lo Stato, con le sue tasse e le sue concessioni ai privati per poter gestire scommesse e lotterie. Secondo i dati che lo stesso Ministro dell’economia ha fornito in questi giorni, tra gennaio e novembre del 2011, lo Stato ha incassato 1,5 miliardi in più da giochi e lotterie (+34%). Nel 2012  il gettito complessivo derivante da giochi e lotterie sarà di 12,5 miliardi, che diventeranno più di 14 nel 2013.

Oggi il quotidiano cattolico “Avvenire” pubblica un dossier sul gioco d’azzardo di Stato ed utilizza parole molto dure. L’occasione per denunciare l’intollerabile stato delle cose è stato l’intervento del capo dei Vescovi italiani, cardinale Bagnasco, che in un convegno a Genova sul gioco d’azzardo e l’usura ha denunciato una situazione che sta diventando sempre più drammatica. Bagnasco ha sottolineato che bisogna combattere contro una cultura che privilegia il «mito della vita facile e gaudente, come se la disciplina, la fatica e l”impegno quotidiano fossero cose superate d’altri tempi, magari oggetto di irrisione».

Noi aggiungiamo: lo Stato è complice, essendo il socio di maggioranza di società private impegnate in uno dei più redditizi commerci, ai quali, come sempre, non è estranea la criminalità organizzata. Una volta, il gioco d’azzardo era addirittura sanzionato dal codice penale; ora, è lo Stato a promuoverlo. Lo Stato biscazziere.

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