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A distanza di 64 anni, oggi si sono celebrati i funerali di Stato di Placido Rizzotto, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo che l’analisi del DNA aveva fugato ogni dubbio sui resti trovati in una foiba di Corleone.

Rizzotto era scomparso il 10 marzo del 1948, prelevato a forza da mafiosi al soldo del boss di Corleone, il medico Michele Navarra, e subito ucciso a pistolettate. Ma chi era Placido Rizzotto? Segretario della Camera del lavoro, Rizzotto era uno dei più attivi sindacalisti della Cgil, militante del Partito socialista italiano. A Corleone era stato uno strenuo difensore della distribuzione delle terre ai contadini, che nel secondo dopoguerra morivano letteralmente di fame. Quando scomparve aveva appena 34 anni.

Nel paese si era subito scontrato con la prepotenza del boss Michele Navarra, medico riverito e potente e dei suoi scherani, fra i quali il più temuto era Luciano Leggio (detto poi, per un errore di trascrizione in un atto giudiziario, Liggio). Navarra era «U Patri nostru», senza di lui non si muoveva una foglia a Corleone. Come in molti altri Comuni siciliani, Navarra era anche il referente della Democrazia Cristiana, era a lui che il partito cattolico si appoggiava per governare il Comune. Il suo controllo sul voto era ferreo: come medico certificava centinaia di casi di cecità temporanea, ciò che consentiva a numerose donne del paese di essere accompagnate al seggio e esprimere la preferenza sotto il controllo di un navarriano. Rizzotto non sopportava queste prepotenze:  era un giovane coraggioso, ardito; aveva servito nel regio esercito e poi si era unito alle brigate partigiane per combattere i fascisti. Quando i suoi concittaini vollero nominare Navarra socio onorario dell’associazione dei combattenti e reduci, Rizzotto si oppose con tutte le sue forze alla nomina di un mafioso, senza preoccuparsi troppo dei pericoli che correva. Navarra lo mise allora sulla lista nera.

 Nel febbraio del 1948, poi, Rizzotto prende le difese di un gruppo di ex partigiani che sono stati dileggiati a Corleone da un gruppo di ragazzi. Sulla piazza centrale del paese schiaffeggia il nipote di un mafioso navarriano. E’ davvero troppo. Il mafioso si rivolge a Luciano Leggio, in quel momento il più “autorevole” braccio armato della banda di Navarra, che mette le cose a posto.

E’ un giovane capitano dei carabinieri appena sceso a Corleone, Carlo Alberto Dalla Chiesa, ad individuare i responsabili dell’omicidio di Rizzotto. Dopo pochi giorni di indagine arresta Pasquale Criscione e Vincenzo Collura. I due confessano il sequestro e l’uccisione del sindacalista e portano i carabinieri a Rocca Busambra, dove ci sono i resti del cadavere. Finirà che Leggio sarà assolto per insufficienza di prove, dopo che Criscione e Collura ritrattano le accuse. A farne le spese sarà anche un povero pastorello tredicenne, Giuseppe Letizia che deve aver visto la scena del delitto. Portato in ospedale in stato di agitazione, viene eliminato da un’iniezione di veleno praticatagli da Navarra. Il medico che farà l’autopsia, individuando in una tossicosi indotta la causa della morte, nonostante avesse appena aperto uno studio a Corleone, lo chiuse in gran fretta ed emigrò per sempre in Australia.

Oggi di Navarra e Leggio restano i misfatti, di Rizzotto il suo limpido eroismo, fondamento della democrazia repubblicana.

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