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Cesare deve morire. I detenuti e l’Oscar

ROMA –  La Commissione di selezione, istituita presso l’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediale), su incarico dell’Academy Award ha stabilito che il film  candidato all’Oscar per l’Italia è “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani.

L’opera si era già aggiudicata  l’Orso D’Oro al Festival Internazionale del Cinema di Berlino – 62° Edizione;  5 David di Donatello, tra i quali il Premio come Miglior Film dell’anno, e  il “Nastro d’Argento dell’anno” assegnato dall’SNGCI, il sindacato dei giornalisti cinematografici italiani.
Paolo e Vittorio Taviani hanno realizzato “Cesare deve morire” attraverso mesi di riprese nelle celle e nei corridoi delle Sezioni del carcere di Rebibbia, con un cast di soli detenuti-attori, alcuni dei quali ergastolani.   Il film, prodotto da Kaos Cinematografica  con Rai Cinema, è la punta di diamante di un esperimento che adotta il teatro quale  strumento taumaturgico per il reinserimento dei reclusi, fornendo loro strumenti nuovi per l’analisi della propria esperienza, filtrando attraverso le parole dei poeti il senso della loro  vita e dei rapporti con gli altri. Risultato: una rinascita, una diversa identità. Nel film “Reality” di Matteo Garrone, ad esempio, Aniello Arena, attore detenuto che fa parte della compagnia della Fortezza, interpreta il protagonista in maniera perfetta e può a buon diritto essere ritenuto uno dei migliori attori in circolazione.
“Cesare deve morire” prende forma, passo dopo passo, negli spazi chiusi o in quelli recintati dell’ora d’aria,  raccontando come, attraverso prove che coinvolgono i carcerati visceralmente, la grande tragedia si realizzi,  scoperchiando l’oscurità  quotidiana del condannato. Paolo e Vittorio Taviani, appresa la candidatura, hanno dichiarato: “Ci stiamo imbarcando per il festival di  NEW YORK e la notizia che ci ha raggiunto è davvero un bel buon viaggio. I film che concorrevano erano film di autori importanti per il cinema italiano e non solo italiano. Comunque il gioco è appena cominciato.”

Il film dei Taviani se la vedrà con concorrenti validissimi, tra cui il candidato per l’Austria Amour di Michael Haneke (Palma d’oro a Cannes 2012), per la Francia, Quasi amici di Olivier Nakache,  per  la Germania, Barbara di Christian Petzold (Orso d’argento a Berlino 2012, secondo dopo il film dei Taviani). Ma ha al suo arco la freccia della catarsi di uomini che conoscono la zona tragica della vita e sanno comunicarla:  in qualche modo un miracolo che, a qualunque latitudine, non può lasciare indifferenti.

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