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ROMA – Il Festival Internazionale del Film di Roma assegnerà il Premio alla carriera 2013 ai familiari del grande cineasta russo Aleksej Jurevič German, scomparso a febbraio di quest’anno: la prima volta, nella storia dei festival europei, che un premio alla carriera  viene consegnato postumo. 

L’attribuzione era stata comunicata a German a inizio inverno, si da accompagnare l’uscita del suo nuovo lungometraggio, É difficile essere un dio. A ritirare il premio saranno Svetlana Karmalita, vedova del regista, sceneggiatrice dei due suoi ultimi film, insieme al figlio Aleksej A. German, capofila del rinnovamento del cinema russo contemporaneo (Leone d’argento a Venezia 2008 per Soldati di carta).

Il Direttore del festival, Marco Müller, ci spiega così la scelta:  “Quello di Aleksej German non è stato ‘un caso’. E ancora meno ‘un caso di censura’. Il meno prolisso dei grandi autori cinematografici russi ha rivendicato ogni sua personalissima opera, portata avanti contro tutto e contro tutti, in un itinerario artistico e filosofico assolutamente sconvolgente. Figura scomoda per ogni regime, German ha iniziato presto le sue schermaglie con i censori e il sistema burocratico del cinema sovietico, continuate per tutto il periodo brezhneviano. La sua attenzione alla differenza rispetto alle pretese del presente, la sua predilezione per il dissenso rispetto al consenso, finiscono per disturbare anche il sistema commerciale della Russia non-socialista, che inventa allora nuovi freni per gli ostinati slanci creativi del cineasta. Ma questo non gli impedisce di affrontare progetti ambiziosi, arrivando a realizzare film-limite come Chrustalëv, la macchina! (in concorso a Cannes nel 1998) e É difficile essere un dio che conclude la ricerca del regista sul tempo e la memoria, collegando l’assurdità del passato e del presente con quella del medioevo prossimo venturo. Il German di É difficile essere un dio è un cineasta che vuole raccontare storie fantastiche, rimanendo tuttavia fedele alle sue preoccupazioni di autenticità documentaria. È un documentarista che, penetrato nel mondo irreale dei quadri di Hyeronimus Bosch (secondo German, “Bosch è molto più realista di Rubens”), si ostina a catturarne ogni minimo dettaglio. Se avessi oggi in sorte la possibilità di pranzare un’ultima volta con lui, in uno di quei ristoranti dostoevskijano-lenigradesi cui era affezionato, gli avrei citato questo proverbio della sua terra: ‘Per risolvere un problema difficile ci vuole un cinese. Ma per un problema impossibile ci vuole un russo’. Un genio russo come lui”.   

A seguire la cerimonia di premiazione, É difficile essere un dio, verrà proiettato in prima mondiale. Epica opera di fantascienza filosofica tratta dal romanzo di culto dei fratelli Boris e Arkadi Strugatski ,  il libro è stato pubblicato in Italia da Marcos y Marcos con il titolo “È difficile essere un dio”.  Il film di German racconta di alcuni scienziati che vengono inviati sul pianeta Arkanar per aiutare la popolazione locale che attraversa una fase storica equivalente al nostro medioevo, nella quale sono stati messi al bando non solo gli intellettuali, ma anche chi sa semplicemente leggere e scrivere. Ai protagonisti, che operano in incognito, è stato vietato di influenzare le vicende politiche e storiche del pianeta restando neutrali. Tuttavia, il protagonista, Don Rumata, cerca di salvare dalla gogna gli intellettuali locali e non può evitare di schierarsi: “Cosa faresti al posto di Dio?”.

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