Uno studio del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica collega la capacità di trovare le parole al livello di istruzione, alla dieta mediterranea, all’attività fisica e alla salute metabolica. Le prestazioni migliori si registrano tra i 45 e i 50 anni.
La parola è lì, custodita nella memoria, ma proprio nel momento in cui serve sembra impossibile recuperarla. Il fenomeno della parola “sulla punta della lingua” è piuttosto comune e, quando si presenta occasionalmente, non costituisce necessariamente un segnale preoccupante. Se invece diventa frequente e si accompagna ad altre difficoltà cognitive, può richiedere una valutazione medica.
La capacità di richiamare rapidamente parole, nomi e concetti viene definita fluidità verbale. Una funzione cognitiva complessa che, secondo una nuova ricerca italiana, non dipende soltanto dalla memoria, ma sarebbe associata anche all’istruzione, all’alimentazione, all’attività fisica, al controllo della glicemia, al grasso addominale e alla forza delle gambe.
A evidenziarlo è uno studio della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Aging Neuroscience. La ricerca ha analizzato l’andamento della fluidità verbale nel corso della vita e i possibili fattori di protezione o vulnerabilità.
Fluidità verbale al massimo tra i 45 e i 50 anni
L’indagine, condotta nell’ambito del Look Up 8+ Study, ha coinvolto 3.615 adulti di età compresa tra 30 e 80 anni. I partecipanti sono stati sottoposti ad alcuni test neuropsicologici per valutare il funzionamento cognitivo e la capacità di recuperare velocemente le parole dalla memoria.
I risultati mostrano un andamento non lineare. La fluidità verbale tende a crescere durante l’età adulta, raggiunge il livello più elevato intorno ai 45-50 anni e successivamente comincia a diminuire in maniera progressiva.
Il dato suggerisce che le traiettorie cognitive possano iniziare a cambiare già durante la mezza età, molto prima dell’ingresso nella vecchiaia. Non si tratta necessariamente di un declino patologico, ma di un’evoluzione che può essere influenzata dalle condizioni fisiche, metaboliche e sociali accumulate nel corso della vita.
Secondo Francesco Landi, professore ordinario di Medicina interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Dipartimento di Scienze dell’invecchiamento, ortopediche e reumatologiche del Policlinico Gemelli, lo studio conferma la necessità di iniziare a proteggere la salute cognitiva ben prima della terza età.
Istruzione e riserva cognitiva
Tra i fattori maggiormente associati a buone prestazioni emerge il livello di istruzione. I partecipanti con una scolarizzazione più elevata hanno ottenuto risultati significativamente migliori nei test di fluidità verbale.
L’istruzione può contribuire alla costruzione della cosiddetta riserva cognitiva, cioè l’insieme delle risorse e delle strategie che consentono al cervello di affrontare con maggiore efficacia i cambiamenti legati all’età o a eventuali alterazioni neurologiche.
Studiare, leggere, apprendere nuove competenze e mantenere una vita intellettualmente attiva potrebbero quindi rafforzare la capacità di compensazione del cervello. L’istruzione non rappresenta soltanto un vantaggio culturale e sociale, ma può diventare un elemento importante nel percorso verso un invecchiamento cognitivo più favorevole.
Dieta mediterranea e attività fisica alleate del cervello
Lo studio del Gemelli sottolinea anche il peso degli stili di vita sulla salute cognitiva. Una maggiore aderenza alla dieta mediterranea, la pratica di attività fisica e il mantenimento di valori normali della glicemia sono risultati associati, indipendentemente, a una migliore fluidità verbale.
Il cervello non può essere considerato separatamente dal resto dell’organismo. La salute cardiovascolare, l’equilibrio metabolico, la qualità dell’alimentazione e il movimento contribuiscono al funzionamento complessivo del corpo e possono incidere anche sulle prestazioni cognitive.
La dieta mediterranea, caratterizzata da un consumo prevalente di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine di oliva, si conferma parte di un modello alimentare favorevole alla salute. Allo stesso modo, l’attività fisica regolare aiuta a controllare la glicemia, a mantenere il peso corporeo e a preservare la funzionalità muscolare.
Il ruolo del grasso addominale
Uno dei risultati più innovativi riguarda l’adiposità addominale. Una maggiore concentrazione di grasso nella parte centrale del corpo è risultata associata a prestazioni peggiori nei test di fluidità verbale.
Non sarebbe quindi importante soltanto il peso complessivo, ma anche il modo in cui il tessuto adiposo si distribuisce. Il grasso viscerale rappresenta infatti un indicatore rilevante della salute metabolica e può essere collegato a condizioni capaci di influenzare anche il processo di invecchiamento.
Secondo i ricercatori, l’adiposità centrale non si limita ad associarsi a una minore capacità di trovare rapidamente le parole, ma sembra anche modificare il rapporto tra età e prestazione cognitiva. Un risultato che rafforza l’idea di un collegamento stretto tra metabolismo e cervello.
Forza delle gambe e salute cognitiva
La ricerca ha preso in considerazione anche la funzionalità degli arti inferiori, misurata attraverso il chair stand test, conosciuto come test della sedia. L’esame valuta la capacità di alzarsi e sedersi ripetutamente senza utilizzare le braccia, fornendo indicazioni sulla forza muscolare, sull’equilibrio e sull’autonomia motoria.
I partecipanti con prestazioni peggiori nel test hanno mostrato anche una minore fluidità verbale. Il dato suggerisce una possibile connessione funzionale tra mobilità, massa muscolare, adiposità e invecchiamento cognitivo.
Gambe e cervello, dunque, potrebbero invecchiare in maniera interconnessa. Conservare la forza muscolare non serve soltanto a mantenere l’autonomia e a ridurre il rischio di cadute, ma può rappresentare anche un segnale della qualità generale dell’invecchiamento.
La prevenzione comincia prima della vecchiaia
I risultati dello studio indicano associazioni significative, ma non dimostrano che un singolo comportamento possa prevenire direttamente il declino cognitivo. Mostrano tuttavia che la capacità di trovare le parole si inserisce in un equilibrio molto più ampio, nel quale interagiscono istruzione, attività mentale, alimentazione, movimento, metabolismo e funzione muscolare.
Il messaggio principale è chiaro: la salute del cervello si costruisce giorno dopo giorno, molto prima della vecchiaia. Fare attività fisica, seguire una dieta equilibrata, controllare glicemia e circonferenza addominale, mantenere efficienti i muscoli e continuare a stimolare la mente può contribuire tanto alla salute fisica quanto alle prestazioni cognitive.
Dimenticare ogni tanto una parola resta un’esperienza normale. Quando però la difficoltà diventa persistente, peggiora nel tempo o si accompagna ad altri problemi di memoria, orientamento e autonomia, è opportuno rivolgersi al proprio medico. Anche un’esitazione linguistica può diventare un’occasione per osservare con maggiore attenzione la salute complessiva della persona.



