Ipertensione, quasi 6 persone su 10 non sanno di averla

Lo studio di Oxford: un’analisi su 1,4 milioni di adulti in Inghilterra riporta l’attenzione sulla pressione alta non diagnosticata e sulla necessità di controlli efficaci anche durante le cure.

La pressione alta può accompagnare la vita quotidiana senza dare segnali riconoscibili. Proprio questa discrezione rende difficile intercettarla: sentirsi bene non equivale ad avere valori nella norma. Una ricerca di Oxford Population Health, pubblicata su BMJ Public Health, mostra quanto possa essere ampia la distanza tra la presenza di ipertensione e la sua diagnosi.

Nel campione inglese, il 59% delle persone classificate come ipertese non aveva ricevuto una diagnosi né assumeva farmaci antipertensivi. Un risultato che invita a riflettere sull’organizzazione della prevenzione cardiovascolare, senza trasferire automaticamente queste percentuali alla popolazione italiana. [1]

Pressione alta: i numeri della ricerca

Il gruppo guidato da Wenyu Liu ha analizzato i dati di circa 1,4 milioni di adulti, arruolati nel programma britannico Our Future Health tra il 2022 e il 2025.

La definizione utilizzata comprendeva pressione sistolica di almeno 140 mmHg, diastolica di almeno 90 mmHg, oppure assunzione di medicinali per abbassarla. Il 37% dei partecipanti rientrava in questi criteri. La quota era del 15% tra 18 e 39 anni e del 71% dagli 80 anni in su. Dopo la standardizzazione per età, la prevalenza risultava del 42% negli uomini e del 29% nelle donne.

Tra chi assumeva antipertensivi, il 50% presentava ancora valori elevati secondo la soglia dello studio. [1]

Perché l’ipertensione può passare inosservata

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la maggior parte delle persone con ipertensione non avverte sintomi. Aspettare un malessere per misurare la pressione significa quindi affidarsi a un segnale che potrebbe non comparire.

Le conseguenze possono coinvolgere diversi organi: l’ipertensione non controllata aumenta il rischio di infarto, ictus, scompenso cardiaco e danno renale. Il problema riguarda perciò la salute nel tempo, anche quando le attività quotidiane sembrano svolgersi normalmente.

Il quadro mondiale aiuta a comprendere la portata della questione. L’OMS stima che nel 2024 circa 1,4 miliardi di adulti tra 30 e 79 anni vivessero con ipertensione. Il 44% non ne era consapevole e soltanto il 23% aveva la pressione sotto controllo. Sono stime riferite a popolazioni e fasce d’età diverse da quelle del campione inglese: non costituiscono un confronto diretto. [2]

Un valore elevato richiede conferma e valutazione clinica

Una distinzione è essenziale: il criterio adottato in un’indagine epidemiologica non sostituisce il percorso diagnostico individuale.

Le raccomandazioni britanniche NICE prevedono, nelle condizioni indicate dalle linee guida, la conferma dei valori ambulatoriali mediante monitoraggio nelle 24 ore oppure misurazioni domiciliari. La diagnosi considera una pressione in ambulatorio di almeno 140/90 mmHg e una media diurna del monitoraggio, o domiciliare, di almeno 135/85 mmHg.

Nel caso delle rilevazioni a casa, NICE indica una raccolta per almeno quattro giorni, idealmente sette, escludendo il primo giorno dal calcolo della media. [3]

Questo passaggio aiuta a comprendere come leggere la notizia: un risultato anomalo merita attenzione e approfondimento, ma non autorizza a stabilire autonomamente una diagnosi o a cambiare una terapia.

Misurare la pressione a casa: conta anche il metodo

Il controllo domiciliare può fornire al medico informazioni utili, purché sia eseguito secondo indicazioni chiare. Il servizio sanitario britannico NHS ricorda di effettuare la misurazione da seduti, rilassati e con il braccio appoggiato, utilizzando correttamente il bracciale.

Per il monitoraggio a casa descrive due rilevazioni a distanza di un minuto, al mattino e alla sera, per il numero di giorni indicato dal professionista sanitario. Registrare i risultati permette di discuterne l’andamento durante la visita. Quando necessario, un apparecchio indossabile può raccogliere misure nell’arco delle 24 ore. [4]

Il valore di questi strumenti dipende anche dal collegamento con l’assistenza: raccogliere numeri ha senso se esiste un percorso per interpretarli e decidere i passi successivi.

Terapia antipertensiva: perché servono controlli nel tempo

La gestione dell’ipertensione prosegue dopo la prescrizione. Le linee guida NICE prevedono una revisione annuale che comprenda il controllo della pressione, il confronto sullo stile di vita, i sintomi e i medicinali. Gli obiettivi richiedono inoltre attenzione all’età, alla fragilità e alle altre patologie. [3]

Sul piano organizzativo, questo suggerisce una domanda concreta: il paziente sa quando ricontrollarsi e a chi rivolgersi se i valori restano elevati? Un percorso efficace dovrebbe rendere espliciti questi passaggi, evitando che la persona rimanga sola tra una prescrizione e la visita successiva.

Prevenzione cardiovascolare: dalle abitudini all’accesso alle cure

Ridurre il sale, mantenere un peso adeguato, svolgere attività fisica, evitare il tabacco e limitare l’alcol sono componenti della prevenzione. L’OMS sottolinea che i cambiamenti dello stile di vita possono aiutare, ma molte persone hanno comunque bisogno di farmaci. [2]

Per la sanità territoriale, la riflessione aperta da questi dati riguarda la continuità dell’assistenza: rendere accessibile la misurazione, accompagnare gli approfondimenti e programmare i controlli. Una campagna di sensibilizzazione dovrebbe indicare anche che cosa fare dopo un valore anomalo.

Conoscere la propria pressione è un primo passo; trasformare quella misura in una valutazione clinica e in un percorso seguito nel tempo è l’obiettivo della prevenzione.


Riferimento dello studio: Wenyu Liu e colleghi, “Hypertension prevalence, detection, treatment and control among 1.4 million adults in England: a cross-sectional analysis from the Our Future Health study in 2022–2025”. BMJ Public Health, 2026; 4(3): e004815. DOI: https://doi.org/10.1136/bmjph-2025-004815

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